Neville Bardos: l’eroe venuto dalla cenere

Una bella storia vale sempre la pena di essere condivisa. Ma la storia dell’ex cavallo da corsa Neville Bardos e il suo proprietario Boyd Martin è una di quelle che non va solo condivisa, ma va sicuramente urlata, diffusa, apprezzata. Una storia di trionfo sopra al fato, che non si ferma di fronte alle difficoltà, anzi, le affronta e le supera a viso aperto.

Siamo in Australia. Neville Bardos, classe 1999, cavallo da corsa, uno dei tanti. La sua carriera non era stata costellata da grandi successi e come molti, messi in pista già in giovanissima età, a 3 anni sembrava aver già dato tutto al mondo dell’ippica. La sua strada verso una fine ingloriosa era segnata.

Boyd Martin, trainer, eventer, istruttore, decise di accompagnare un amico che era potenzialmente interessato a comprare il cavallo, che però non soddisfò le aspettative e rimase invenduto, avvicinandolo ulteriormente alla sua fine.

Ma proprio in quel momento qualcosa accadde: forse un rapido sguardo, una sensazione indecifrabile, un qualcosa di quello stallone sauro catturò l’attenzione di Boyd. Sarà stata la sua indole grintosa, forte, quasi supponente, la sua grande energia, il suo approccio alla vita che fecero breccia nel cuore di Martin: per 850 dollari, lo stesso prezzo che avrebbe pagato un macellaio per la sua carne, Neville aveva trovato un nuovo padrone, una nuova casa, nuove possibilità.

Se è vero che l’atteggiamento è tutto, il cavallo che Martin si ritrovò in scuderia suscitò in lui diversi dubbi sulla fattibilità dell’impresa. Di certo non poteva sorprendersi nel constatare il caratteraccio di Neville, forte, arrogante, un vero osso duro: non per caso il suo nome richiamava un famoso gangster del film australiano “Chopper”. Risultò quindi chiaro fin da subito che non era un semplice cavallo con una semplice attitudine. Nevrile, quasi intrattabile, ansioso, Neville scaricava la tensione che accumulava durante la giornata con il ticchio d’appoggio, così assiduamente che Martin fu costretto a fargli indossare il collare che gli impediva di ingerire aria. Tutto faceva presagire ad un buco nell’acqua. Nel 2002 fece la sua prima gara con Silva, moglie di Boyd, conclusa al secondo ostacolo con una caduta dell’amazzone: ci vollero almeno quindici minuti per recuperare Neville che approfittando della esclusiva libertà decise di galoppare in singola verso la fine del tracciato.

Nel 2007 Boyd, Silva e i loro cavalli, tra cui Neville, si trasferirono negli Stati Uniti. Dopo cinque anni dall’acquisto, il lavoro di Neville iniziava a dare i primi grandi risultati: Boyd cominciò a capire il suo carattere, guadagnarsi la sua fiducia, ottenere il suo rispetto. La prova del nove era ormai alle porte: Neville Bardos e Boyd Martin si iscrissero alle prime gare importanti, e dopo anni di duro lavoro nel 2008 debuttarono sulla scena internazionale piazzandosi noni nel CCI****

Rolex in Kentucky e solo l’anno successivo conquistarono la decima posizione ai World Equestrian Games, i migliori rappresentanti della squadra americana della competizione. Ormai era binomio.

Ma la vita a volte si presenta in tutta la sua crudeltà ed imprevedibilità: nel 2011 un gigantesco incendio divampò nella scuderia di Boyd che si lanciò tra le fiamme per cercare di salvare i cavalli intrappolati. Quella stessa notte persero la vita sei cavalli, quattro scapparono. L’undicesimo cavallo fu salvato da quel gesto eroico di Boyd, che entrato nella scuderia, dopo 45 minuti di ricerca, trovò l’animale terrorizzato in un angolo del fienile: l’unico cavallo sopravvissuto di quelli rimasti nella scuderia era lui, Neville Bardos. Riuscì a portarlo in salvo tirandolo proprio dal collare per il ticchio d’appoggio. Ancora una volta, quello che era stato considerato un grande difetto di Neville, oltre al suo carattere, l’aveva portato in salvo.

Polmoni, gola e parte del corpo ustionati: questa era la diagnosi di Neville che venne portato in una delle cliniche più importanti per la cura di questo tipo di lesioni: i dottori erano increduli, non avevano mai trattato cavalli con ustioni di quel genere, nessuno era rimasto in vita. Ferite, nell’anima e nel fisico, nello scampare alla tragedia e correre in contro a quello che sembrava essere un vero miracolo. In un attimo Boyd dovette sostenere tutto il mondo crollato sulle sue spalle, togliersi la cenere di dosso, ricominciare a lottare. Neville aveva subito un danno disastroso per la sua vita da atleta: le vie respiratorie e la loro integrità sono fondamentali per un eventer, specialmente in situazioni di grande stress fisico. Quello di cui erano convinti i medici era che la sua ripresa sarebbe stata lenta, improbabile. La carriera di Neville sarebbe potuta finire dopo quel maledetto incendio.

Ma Neville, come già detto, non era un cavallo con una semplice attitudine. La grinta, il suo attaccamento alla vita, il suo coraggio, perfino la sua arroganza con le quali si era fatto notare da Boyd quel giorno in cui le loro vite si incontrarono, non potevano accettare la resa. Lo stallone sauro rispondeva alle cure, in modo sorprendente: non accettava di stare tutto il giorno a pascolare in un prato. Ansioso durante le sue ore di libertà, Neville desiderava lavorare, desiderava riprendersi ciò che stava per perdere. Due volte incontrata la morte, due volte affrontata e derisa.

Boyd guardava giorno per giorno il suo compagno. Il suo grande sogno era varcare i campi di Burghley, competizione a sole tre mesi di distanza. Giorno per giorno, con quella luce negli occhi di chi non molla che brillava constante negli occhi di Neville, Boyd cominciava a credere che l’impresa fosse stata possibile. E così, col passare dei giorni Neville rispondeva non solo alle cure mediche, ma anche al lavoro: voleva fare sempre di più. Stava dicendo al suo compagno: credici, non mollare, sono pronto. E Boyd cominciò a crederci, sul serio.

Le tragedie, però, non vengono mai in singola, e proprio quando la strada cominciava a farsi più semplice e serena, Boyd dovette affrontare un’altra rovinosa caduta: la morte di suo padre, scomparso a causa di un incidente in bici nella lontana Australia. Demoralizzarsi? Rimanere a terra inerme? Mollare? Non è questo che i grandi eroi fanno, non è questo quello che permettono i grandi campioni, che ci accolgono ogni giorno sulla propria schiena e nella propria vita. Neville diede la carica giusta: il suo carattere aiutò Boyd ad uscirne, lo rianimò, lo rialzò e ancora una volta dimostrò che i veri eroi arrivano dalla cenere e dalla cenere sanno ricominciare.

In uno degli eventi in preparazione per Burghley, il Millbrocks Horse Trials, Neville mostrò a tutti la sua forma spettacolare, prendendosi la quarta posizione nell’Advanced Division. Non c’era nessun dubbio: stava annunciando al pubblico la sua presenza sui campi prestigiosi di Burghley. In sole otto settimane Neville era pronto per uno dei più difficili quattro stelle della scena mondiale.

L’attenzione di tutto il mondo si spostò dall’evento di fama mondiale alla storia di un piccolo cavallo tenace che affrontando ostacoli più grandi di lui si è fatto spazio nella storia. Portando a casa un 48,7 neldressage, facendo sembrare il percorso di cross quasi un gioco da ragazzi e abbattendo un solo ostacolo nel salto, Neville Bardos e Boyd fecero loro la settima posizione. Il cavallo era così pieno di energia fino all’ultimo salto che sembrava chiedere di poter ricominciare da capo. La moglie Silva si avvicinò alla groom Lindsey Taylor e disse emozionata: “Non doveva neanche essere qui, Lindsey”. Con il loro ingresso nella topten di questo concorso, il binomio si mise alle spalle un’estate disastrosa, riscattando una famiglia devastata dalle tragedie, contando solo su un po’ di coraggio e, come direbbe Neville, su un po’ di “strong attitude”.

La storia di Neville Bardos e Boyd Martin non finisce qui, anzi. Dopo numerosi successi, il riconoscimento nel 2011 come USEF International Horse of the Year, la partecipazione alle Olimpiadi di Londra del 2012, Neville continua a lavorare nella sua scuderia, senza avere la pretesa di uscire in concorso assiduamente e di scalare le classifiche ranking: Boyd sostiene che Neville non debba dimostrare niente a nessuno, o almeno non più. Quale migliore riconoscimento per qualcuno che ha già dato così tanto se non il rispetto delle sue “attitudini” e del suo cuore? Proprio Boyd riferendosi al grandioso (possiamo dirlo) Neville ha detto: “Non è mai stato

un cavallo che mi ha fatto pensare di riuscire a fare tutto quello che ha fatto, ma ha un così grande cuore che sovrasta ogni talento necessario”.

 

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