KAREN LAW, OLTRE OGNI DIFFICOLTÀ

La dimostrazione che neanche una disabilità può fermare un’ambizione, un desiderio, un sogno, una persona che crede in ciò che fa.

Karen vola sopra gli ostacolo mentre a bordo campo il suo trainer le suggerisce qualche istruzione: sembra un’amazzone come le altre. Ma ascoltando meglio si sentono dei comandi strani, sorprendentemente semplici, come: “vai avanti”, oppure “tra tre falcate gira a destra”. Per questa amazzone questo tipo di indicazioni sono essenziali, perchè Karen, 53 anni da Stockport, un paesino a sud di Manchester, non può vedere dove sta andando. E’ cieca: per terminare il suo percorso si basa sulle indicazioni del suo istruttore e sul legame immenso con la sua meravigliosa cavalla grigia Pearl, che l’aiuta a superare ogni ostacolo, uno dopo l’altro, fino all’ultimo, senza una minima esitazione. Sono situazioni che richiedono una fiducia straordinaria, senza contare la grande dose di coraggio, qualità che Karen possiede in abbondanza, insieme ad una grande e necessaria mancanza di autocommiserazione. Fallimenti, urti, cadute, vissute uno dietro l’altra, che lasciano segni evidenti come una grande cicatrice che porta dietro al collo a causa di una caduta e una seconda sul mento in seguito ad un calcio di un cavallo. Questo è il prezzo da pagare per essere l’unica show jumpers britannica non vedente – e Karen insiste: tutto è valso la pena per l’inappagabile gioia di essere a cavallo. “E’ da tutta la vita che amo i cavalli, ma la primissima volta che ho montato Pearl ho capito che non era una semplice cavalla e il nostro non sarebbe stato un semplice legame. Lei sa che ho una disabilità ed è molto attenta nel muoversi attorno a me. Il nostro rapporto cresce in ogni momento e la amo immensamente, così tanto che se avessi la possibilità di poter scegliere la vista o lei, io sceglierei indiscutibilmente lei, senza nessun dubbio”. Il sentimento che lega cavallo e cavaliere è indubbiamente uno dei più sinceri, puri e inscalfibili, ma l’amore che lega Karen e Pearl lascia ancora sorpresi, inermi.

Non vedente da più di 40 anni, Karen ha un occhio artificiale che può captare solo vaghi colori, nel secondo vede solo ed esclusivamente ombre, ed è così testarda e piena di forza di volontà che ha rinunciato al cane guida di cui avrebbe diritto. Si appoggia all’amicizia, Karen. Esplora affidandosi solo al suo senso di direzione e ogni giorno si propone nuove sfide. Ammette: “ho sempre cercato di portare avanti una vita normale, ma non è sempre facile e affronto molte difficoltà durante la mia giornata. Ho un bastone che mi potrebbe aiutare, ma non mi piace usarlo perchè penso che mi faccia assomigliare ad una vittima”. Karen è nata con una rara patologia chiamata coloboma che impedisce la crescita ottimale dell’occhio. Gli anni della scuola furono i più difficili: Karen era vista diversa dagli altri bambini e doveva subire spesso episodi di bullismo. Dove cercare un incredibile conforto se non tra i cavalli? La famiglia di Karen non navigava nell’oro, ma ansiosi di incoraggiare la fiducia e la voglia di vivere della loro figlia i suoi genitori Stan e Gladys misero da parte un gruzzoletto per regalare a Karen le prime lezioni e, quattro anni più tardi, grazie a un colpo di fortuna, i due primi suoi pony, Chester e Bluey. Poteva sembrare un gesto di pazzia dati i problemi di Karen, ma era in realtà un grande incoraggiamento a non arrendersi, a concedersi una vita migliore e normale nonostante le immense difficoltà. Da allora Karen è cresciuta in mezzo ai cavalli, si è appoggiata a loro e loro l’hanno ripagata con una grande fiducia, amore, dedizione. Purtroppo, nonostante l’aiuto economico che Karen forniva alla sua famiglia con qualche lavoretto per pagarsi la sua passione, i fondi della famiglia non bastarono più e fu costretta a separarsi dai suoi pony e dai suoi sogni.

I sogni, quelli veri, non muoiono mai dentro di noi. E allora Karen dopo un matrimonio finito e una vita ancora da vivere, comprò una casa e decise di dividerla con un

coinquilino per dividersi i costi elevati delle bollette. Quando ci muoviamo in direzione dei nostri sogni anche loro cercano di avvicinarsi, con qualche incontro che il destino decide di piazzare davanti a noi nelle nostre vite. E così proprio quell’inquilino che casualmente capitò in casa di Karen si rivelò essere un istruttore di equitazione, e appresa la sua storia, decise di motivarla a tornare in sella. A 42 anni, dopo ben 27 anni dall’ultima cavalcata, Karen provò ancora a inseguire i suoi sogni. “Nel momento in cui salii in sella, sentii una sensazione strana, meravigliosa: era come se non avessi mai smesso. Volevo solo andare, montare e iniziare la mia nuova meravigliosa vita”. Rinvigorita, rinata, Karen iniziò a visitare le scuderie ogni volta che poteva, incoraggiata da Pamela Rigby, istruttrice in un centro per disabili a Cheshire e il suo allora allenatore Michelle Anthony. Entrambi emozionati per quello che avevano visto, suggerirono a Karen di intraprendere la sua strada verso il para-showjumping. “Furono molto incoraggianti ma allo stesso tempo mi dissero che nelle mie condizioni sarebbe stato molto difficile senza possedere un mio cavallo. Ero demoralizzata, è vero, ma sapevo benissimo cosa intendevano. Senza un cavallo con cui costruire un legame stretto e privo di altri condizionamenti sarebbe stato impossibile”. Imperterrita, Karen bruciò le tappe: prese in affitto un cavallo da una scuderia locale e nel settembre 2010 iniziò la sua carriera agonistica prendendo parte ad una competizione nazionale insieme a molti altri concorrenti disabili. Tra i tanti, solo Karen era cieca: neanche in questa occasione la sua disabilità la fermò. Volò sopra ogni salto insieme al suo cavallo, mentre Michelle le indicava la giusta via e lei poteva solo immaginare dove fosse diretta: grazie alla sua grande sensibilità riuscì a terminare il giro. I giudici furono così impressionati che chiesero a Karen se volesse partecipare a una competizione internazionale in Francia l’anno successivo, vestendo i colori britannici.

Karen si ritrovò catapultata sulla scena internazionale del para-showjumping a La Baule. Il suo sogno stava per infrangersi una volta arrivata all’arena: delle regolamentazioni francesi impongono ai cavalieri disabili che si apprestano ad affrontare un percorso ad ostacoli di avere davanti a sé un cavaliere “normodotato” a cavallo che li guidi e che affronti il percorso pochi metri prima di loro. Quando Karen stava per perdere le speranze, a solo un’ora prima della gara il cavaliere britannico Peter Charles si propose come guida di Karen che poté così scendere in campo. Non si accontentò soltanto di partecipare,

ma vinse la sua categoria, in un giorno che Karen ricorda ancora come il più bello e il più emozionante della sua vita.

Senza un proprio cavallo, però, Karen non riusciva a migliorarsi e a costruire un legame ancora più forte. Fu allora che accadde la svolta: Dame Emma-Jane Brown, famosa ex saltatrice internazionale, vide l’incredibile amazzone ai Campionati Italiani dell’associazione disabili. Quel giorno Dame Emma-Brown si emozionò a vedere Karen affrontare la sua disabilità con così tanto coraggio e prese a cuore la sua causa. “Fui impressionata nel vedere tutta quella fiducia, tutto quel coraggio, tutta quella voglia di vivere e di mettersi in gioco che dovrebbe avere gente molto più fortunata di lei, eppure per lei era tutto così naturale, quasi scontato. Non riuscivo più a togliermela dalla testa anche una volta tornata a casa”. Il suo sogno era possedere un cavallo suo, e lei era decisa a farlo avverare. Così decise di cominciare a raccogliere delle offerte per arrivare alla cifra per acquistare la bellissima grigia Pearl. Come? Intraprendendo delle sfide (come un lancio con il paracadute effettuato dalla stessa Dame Emma-Brown) il medesimo tipo di sfide che ogni giorno intraprende con immenso coraggio la nostra piccola ma grande amazzone. Karen rimase inconsapevole fino all’ultimo centesimo raccolto. Durante il Royal Windsor Horse Show, davanti a una folla in trepidazione, Karen, invitata come ospite, venne accompagnata in campo insieme a Dame Emma-Brown. Dopo un emozionante discorso, Dame annunciò l’ingresso in campo del grande regalo: Pearl entrò in campo e raggiunse la sua nuova metà al centro dell’arena. Finalmente le due appartenevano l’una all’altra, il sogno era stato realizzato.

Oggi Karen affronta 4 ore di viaggio, tra autobus, treni e taxi, per raggiungere la scuderia in cui si allena. Per ora i costi sono tutti coperti dalle associazioni di beneficenza e dalle opere di Dame Emma-Jane, ma non sempre sarà così. Ma questo non impedisce a Karen e Pearl di vivere il loro binomio, di continuare a costruire il loro legame e, soprattutto, di sognare le Paralimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro. Purtroppo per ora la cecità non è considerata una disabilità idonea per le discipline paralimpiche, ma sono numerose le associazioni che si stanno muovendo per includerla nelle disabilità ammesse. Qualunque decisione verrà presa, qualunque difficoltà dovrà affrontare, Karen si ritiene una donna fortunata: “ho un bellissimo cavallo accudito in un posto altrettanto bello e persone meravigliose che credono in me e Pearl come Dame Emma-Jane e Adrian, la mia istruttrice. Onestamente vivere il mio sogno è ciò di più bello che mi potesse mai capitare e distrugge ogni forma di disabilità. Lasciamo Pearl e Karen sulla strada verso il raggiungimento dei loro obiettivi, consapevoli che gli eroi si costruiscono al di fuori delle grandi arene, nelle ore di estenuanti allenamenti, combattendo contro tutto e tutti, anche contro i propri limiti e le proprie disabilità. Niente di tutto questo può intralciare il sognatore, che con il suo cuore e la sua passione può trovare il coraggio necessario per affrontare qualsiasi cosa che si interponga tra lui e i suoi sogni.

Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.

Antonie De Saint-Exupéry
 

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